Masterpiece — Moving towards a standstill ; Hanbin/Junhoe
1,465 words.
In the gray sky
There is a brighter light
Behind the dark clouds
There is a dazzling light
EXO – Been Through (지나갈 테니)
MASTERPIECE
MASTERPIECE
Alzò lo sguardo, piano, facendolo girare, stanco, per la piazzetta ingrigita dalle nuvole.
Un filo di vento gli scostò la frangia dagli occhi, e Hanbin premette forte le labbra una contro l’altra, chiedendosi come sarebbe stato senza.
_______ ___ __ _
AUTHOR'S NOTES: QUINDI. E' PASSATO UN PO' DI TEMPO.
Senza vento. Senza pioggia. Senza alba, tramonto, stagioni, mesi, giorni, ore. Secondi.
I suoi occhi tristi, persi, si ritrovarono in un attimo puntati sul telefono, per l’ennesima volta in quelle ultime ore. Lo sollevò, sbloccandolo in fretta per guardare il conto alla rovescia.
“Ti prego piantala, mi fai venire ansia.” Gli mormorò Junhoe, in mezzo a una piccola risata, a voce bassa.
Hanbin non seppe distinguere se era amara o veramente tranquilla, ma gli strappò un sorriso lo stesso. Di quello, purtroppo, sentiva molto bene il sapore.
“Tanto lo so che vuoi sapere quanto manca.” Ribatté, senza smettere di sorridere.
Lo guardò negli occhi. Erano lucidi, sinceri, tristi. Un po’ impauriti. Junhoe li riportò a guardare la superficie fredda del tavolino dopo poco.
Il sorriso di Hanbin tremò.
Sembravano rimasti gli unici. Probabilmente tutti erano scappati via, per sfruttare gli ultimi rintocchi degli orologi per vivere i loro sogni, dove possibile, come possibile.
Sembravano rimasti solo loro due, sotto un grigio pesante, davanti a due tazzine di caffé vuote, l’uno davanti all’altro.
Solo il vento e i suoni lontani, ovattati del proprietario del bar muovevano qualcosa.
Junhoe allungò piano la mano sul tavolo, e Hanbin lo guardò di nuovo, il viso rivolto verso il basso, verso le sue nocche arrossite dal freddo autunnale.
“Allora — le dita di Junhoe si ritirarono, timide, sotto al palmo — quanto manca?”
A Hanbin uscì solo un filo di voce. “Quattro minuti.”
Minuti. Un concetto che presto sarebbe scomparso.
Tornò a guardare le mani grandi di Junhoe, chiedendosi se emozioni come la sua paura e la sua nostalgia avessero senso di esistere in quel momento.
“Mi sembra di non aver concluso niente.”
Junhoe gli rispose subito, un po’ allarmato. “E le tue canzoni? E le coreografie? E... — l’angolo sinistro delle labbra gli si incurvò verso l’alto — il caffé?”
Hanbin rise finalmente, piano ma sinceramente. “Sapevo che stava arrivando una cazzata.”
Junhoe sorrise soddisfatto, pavoneggiandosi un po’, avvicinandosi un altro po’.
Aveva paura? Aveva davvero bisogno di stargli vicino alla fine?
Hanbin cercò di mantenerla intatta, ma la sua voce si ruppe mentre usciva. “Mi mancheranno.”
Mise finalmente anche lui la mano su quel tavolino piccolo in modo quasi ridicolo, sfiorando con l’indice quella di Junhoe, debole.
Junhoe gliela strinse subito, e Hanbin sentì la gola annodarsi.
Lui e Junhoe non avevano mai avuto niente, fino a quel momento. Troppo timidi, troppo dubbiosi, troppo impauriti dalla remota (ma minacciosa) possibilità di rovinare un rapporto di complicità così bello, così raro come il loro.
Non avevano mai messo niente nero su bianco. Non si erano quasi mai detti quanto contassero l’uno per l’altro, sperando di scrivere, lasciare quei messaggi nei gesti.
Gli sarebbe piaciuto avere i coglioni di buttarsi, di dire a Junhoe quanto aveva cambiato i suoi colori, la sua musica, i suoi sapori, il suo modo di svegliarsi.
Quando lo guardò negli occhi, lesse qualcosa di simile al suo stesso dolore.
“Beh, magari non sentiremo niente... e tu rimarrai... che ne so. Cristallizzato? Col ricordo della mia ultima cazzata.”
Il tempo si stava per fermare. Il tempo in sé. Non sarebbe più esistito.
Junhoe era quello che aveva più paura, ma cercava di calmare l’altro. (Ci teneva tanto.)
Hanbin sorrise, accarezzandogli il dorso della mano col pollice, piano. Inspirò. Mancava pochissimo.
Non guardò il cellulare, ma le loro mani strette, un po’ tremanti.
“Per me potrebbe anche finire così. — il sorriso gli si allargò. — anche se ho un paio di rimorsi.”
Junhoe lo guardò dal basso, timido. Poi i suoi occhi neri passarono al cellulare. Si sporse di scatto, di poco, titubante, verso Hanbin.
Tentennò una frazione di secondo (tutto quello che si poteva permettere), distratto dalla tazzina che aveva rovesciato.
Hanbin vide tutta la sua paura, ma dietro a qualcos’altro, e si convinse.
Si avvicinò lui stavolta, e Junhoe lo seguì.
Il vento soffocò. Hanbin e Junhoe strinsero le dita fortissimo, poi non le sentirono più.
Le gocce della fontana erano bloccate a mezz’aria, il proprietario del bar a guardare l’orologio mentre puliva una di quelle tazzine trasparenti che usava per servire il macchiato.
L’orologio era addormentato. La sabbia delle clessidre immobile.
Il tempo si era fermato.
*
Non era per niente usuale, per loro, andare in giro per un museo.
Tuttavia la locandina li aveva tentati, parlando di un’opera oh così misteriosa, appena ritrovata, che momentaneamente non era stata ricondotta a nessun autore o autrice, neanche ad un possibile autore o autrice.
Alcuni dicevano che era stato il tempo stesso a crearla.
Suonava una gran cazzata, ma entrambi dovettero ammettere che, anche se gran cazzata, quell'affermazione aveva un nonsoché di affascinante.
E quel nonsoché di affascinante e misterioso era proprio quello che cercavano; speravano che potesse dare una spinta a entrambi, avendo contratto il blocco dell’artista sui rispettivi lavori.
Sapevano che le analisi dell’opera erano in corso. Camminando verso il museo avevano sentito di sfuggita una voce metallica, da una televisione col volume eccessivamente alto in un negozio di passaggio, gracchiare che il nome del possibile autore non si riusciva a cacciarlo fuori da nessuna parte, ma era iniziata una prima speculazione sulla data di creazione e la corrente.
Così si erano affrettati, sentendo solo di sfuggita la giornalista aggiungere che alle ricerche si stavano aggiungendo un gran numero di appassionati e professionisti.
Per i loro poveri cuori infranti da artisti era assolutamente indispensabile viverla come misteriosa, senza nome né creatore. (Accompagnata dalla cazzata.)
L’errore che avevano fatto, però, era di non aver visto né cercato nemmeno l’anteprima o la descrizione di questa in mezzo all'entusiasmo, quindi erano finiti a vagare un po’ a caso nel museo, senza la più pallida idea di dove fosse la loro futura musa.
Non c’era neanche la possibilità di indovinare dove sarebbe potuta essere, poiché le opere erano divise per epoca e corrente, ed entrambe, guarda caso, per quel momento erano sconosciute. Magari a metà strada fra le sale?
“Senti, ho i coglioni che toccano terra, prima di continuare a cercare possiamo fermarci allo snack bar? Eh? È lì avanti. Due sale. Mi stai ascoltando?”
Hanbin gli lagnò un “Fammi finire di scrivere su questa statua— lo sai che il neoclassico mi piace, taci un attimo—”, strascicando le vocali.
Junhoe sbuffò, roteando gli occhi e cacciandosi le mani in tasca.
“Finito?” Chiese piano, con una vocina acuta.
“Che palle — Hanbin chiuse il quaderno — arrivo.”
Il sorriso mefistofelico e soddisfatto di Junhoe, che fece ballare testa e spalle come una campanella, gli sciolse subito il fastidio.
“Schifoso. — sorrise — quando mi hai detto dove stavano i tuoi gioielli ho perso tutta l’ispirazione.”
Junhoe arricciò il naso, scoppiando in una risatina mentre affrettavano il passo verso il loro meritato sandwich.
Osservò quadri enormi e dai colori cangianti sfrecciargli di fianco, e si fece nota mentalmente di tornare indietro dopo la pausa: poteva essere lì.
Junhoe sospirò sollevato nel sentire l’odore caldo di pane e caffè entrargli nelle narici, ma Hanbin interruppe il suo filo di pensieri e la sua corsa, fermandolo bruscamente per un braccio senza dire una parola.
Aveva la protesta che gli bolliva già sulla lingua, ma si zittì quando vide l’espressione di Hanbin.
Stava fermo con le labbra leggermente dischiuse, muto. Sembrava quasi ipnotizzato.
Seguì il suo sguardo e incontrò la forma di una statua.
“Oh.”
Aggrottò le sopracciglia, inspirando. Gli sembrava quasi di non essere più lì. Come si chiamava quella sensazione così forte?
“[...] ho un paio di rimorsi.”
Due figure bianche, marmoree, senza volto né identità, si sporgevano dalle loro sedie sul tavolino minuscolo di un bar per baciarsi.
Il suo cuore stava tuonando un po’, e non riusciva a spiegarsi perché.
Due tazzine sul tavolo, una rovesciata.
“Senza autore.” Sentì Hanbin sussurrare, lontanissimo. Non si rese conto del fatto che Hanbin aveva preso la sua mano all’improvviso — che lui aveva stretto di rimando; spalla contro spalla. Era troppo preso da quell’emozione — senza nome come la statua — che l’aveva messo a tacere quando l’aveva vista.
Le labbra dei due corpi bianchi non si stavano toccando per così poco, bloccati in un'intenzione che avrebbe avuto bisogno di un secondo in più, solo un secondo in più. (Non fermarti ora, per favore)
Sentì le nocche arrossate dal freddo autunnale, un grigio pesante; solo il vento, sotto a un grigio pesante. Silenzio, suoni ovattati di tazze— brusio.
Timida luce autunnale filtrata dalle finestra del museo.
“Oh— cazzo. Beh.” Si scosse, quasi risvegliandosi all’improvviso. “Che occhio, Bambi.”
Il soprannome suonò un po’ troppo dolce sulla sua lingua, e gli impedì di guardare Hanbin dritto negli occhi quando anche lui sbatté gli occhi più volte, riprendendosi, per poi girarsi verso di lui.
“Ho appena avuto un dejavu pazzesco. — si voltò di nuovo verso l’opera senza nome — non pensavo che un soggetto così semplice potesse... farmene venire uno così forte.”
Oh, dejavu.
Ecco come si chiamava.
Hanbin premette le labbra insieme, poi fece un leggero, piccolo sospiro. “Mangiamo?”
“Uh— ok. Sì.”
Era Hanbin a trascinarlo questa volta. Per mano. Junhoe le guardò, strette. Poi guardò la statua. Erano strette anche quelle dei due umani senza identità. Sorrise, gonfiandosi un po’.
“Sai che anche io ho avuto un dejavu incredibile?”
“Davvero? Cazzo, te l’ho detto che certe volte siamo inquietanti.”
Come un piccolo miracolo, come speravano, sembrava essere tornata l’ispirazione ad entrambi.
Una volta sedutosi al bar, aspettando che Junhoe tornasse con la loro merenda, Hanbin si frugò in tasca per ricacciare fuori il taccuino e scrisse, senza riuscire ad individuare da dove gli fosse arrivata quella frase, cosa poteva raccontare, dove poteva averla già sentita, pensata. “Dormi, in un altro mondo c'è un lieto fine”
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AUTHOR'S NOTES: QUINDI. E' PASSATO UN PO' DI TEMPO.
Primissimissima cosa, ci tenevo a spiegare il finale! La statua sono effettivamente loro, ma in una linea temporale precedente.
Ok, ora passo a cosa un po' più mie eheh.
Sono successe davvero tante cose dall'ultima volta che ho pubblicato qualcosa (su EFP, 2014... sobb).
Sono uscita dal periodo infernale del liceo, dalla depressione, sono migliorata nella salute e come persona. Mi sembrava giusto tornare a fare quello che più mi ha aiutata nel periodo buio della mia vita, permettendomi di trovare un appiglio nel fandom e anche più affetto di quello che mi aspettavo e di cui avevo bisogno nelle persone che ho conosciuto, ovvero pubblicare quello che scrivo. Ci tenevo tanto tanto a farlo con la JunBin e con gli iKON, che mi hanno aiutata a uscire dai mesi di depressione che ho avuto a inizio anno, resa tanto felice e accompagnata fino alla maturità heheh. Grazie tantissimissimo a quelli che sono passati qui, byebye ♥
cha.
Sono successe davvero tante cose dall'ultima volta che ho pubblicato qualcosa (su EFP, 2014... sobb).
Sono uscita dal periodo infernale del liceo, dalla depressione, sono migliorata nella salute e come persona. Mi sembrava giusto tornare a fare quello che più mi ha aiutata nel periodo buio della mia vita, permettendomi di trovare un appiglio nel fandom e anche più affetto di quello che mi aspettavo e di cui avevo bisogno nelle persone che ho conosciuto, ovvero pubblicare quello che scrivo. Ci tenevo tanto tanto a farlo con la JunBin e con gli iKON, che mi hanno aiutata a uscire dai mesi di depressione che ho avuto a inizio anno, resa tanto felice e accompagnata fino alla maturità heheh. Grazie tantissimissimo a quelli che sono passati qui, byebye ♥
cha.
no subject
Date: 2018-08-31 06:05 pm (UTC)Finalmente eccomi qui per recensire il tuo racconto. Grazie mille di aver riattivato i commenti anonimi perché mi stavo confondendo molto con il sistema di iscrizione a dreamwidth e- sì da una parte sono anche pigra oltre che indaffarata, quindi grazie mille e scusa per la mia scarsa voglia di volontà quando si tratta di girare su questo sito.
E dunque!! Intanto, è così bello tornare a leggere qualcosa di tuo ajsdhaj anche se non sono familiare con il K-Pop e ancor meno coi singoli gruppi di boy bands - e/o girl bands?? - e cantanti, mi è piaciuto molto leggere questa storia. Come ti dicevo, il mio contatto coi coreani si limita alle canzoni travisate ahaha ma la mia totale ignoranza al riguardo dell'argomento non mi ha impedito di apprezzare questa breve storia.
La prima parte sembra uscita dal prologo a una storia fantascientifica. Mi è piaciuta molto la sensazione di sospensione che mi hai trasmesso. La scena inizia in medias res, non offre particolari spiegazioni e il lettore è costretto a leggere per soddisfare la propria curiosità. Mi sono sentita persa perché non riuscivo a comprendere cosa fosse reale e cosa no, ma non è un commento negativo, anzi, penso che tu abbia gestito molto bene l'economia del racconto. Lo stacco improvviso con la seconda parte, poi, ti riporta ad una vita semplice e che va avanti, esattamente come vi siamo abituati, ma in netto contrasto con ciò che abbiamo appena visto. Dubito ci sia una spiegazione logica che spieghi la differenza. Magari la prima parte rappresenta una fantasia della scultrice, una connessione particolare, una realtà alternativa finita in quel modo. Chissà, ad ogni modo, trovo il tutto molto pittoresco e nonostante non sia possibile trovare una spiegazione logica, è bello così.
Per il resto, il tuo stile è molto chiaro e limpido, non cerchi di "abbellire" le frasi con fronzoli eccessivi, anzi sei molto diretta e utilizzi anche fuori dai dialoghi termini colloquiali (come "cazzata") e così via. Non è una cosa che io farei, ma conferisce al racconto un'atmosfera familiare, amichevole, magari in un certo senso semplice. In generale, mi è piaciuto tutto un sacco :3
Spero di poter leggere altro di tuo presto e che l'ispirazione non venga a mancarti perché è stupendo che tu sia tornata a scrivere!
Un abbraccio strapazzosooo,
ci sentiamo presto w.w
Claire
no subject
Date: 2019-08-02 07:59 pm (UTC)allora
SONO SCONVOLTA
ho proprio creato l'account perché non mi andava di commentare in anonimo e perché cioè sincera questo scritto si meritava proprio questo sforzo (come minimo), mi è piaciuto TROPPO e non mi andava di urlarti solo in chat un sacco di keysmash e di vocali!!! NON RICORDO PIù COME SI FANNO LE RECENSIONI MA OK SOPPORTAMI
Insomma lo sai che questi dudi li ho incontrati per la prima volta letteralmente uhhhh tipo due ore fa, quindi insomma non posso commentare molto su di loro ma IL CONCEPT, madonna sista YOUR MIND, bellissimo io adoro a prescindere quando sono coinvolte cose tipo reincarnazioni/linee alternative/precedenti vabbe insoma sign me the fuck up, ma hai raccontato il tutto con. una tenerezza che. mi accoppa fortissimo mi ha tramortita
CIOè SCUSA MA IO TI RIBALTO. PAZZA... davvero la delicatezza che ci hai messo io sjsksjkjdf questa ff è stata come una carezzina super soft sulle mie guance + coperte di lana rimboccate in una sera fredda di gennaio.
pure sto pezzo....... io sinceramente commossa da questi ragazzi praticamente sconosciuti
SOLO UNA COSA NON MI VA GIù
dioc com'è possibile che guardano sta cosa così sconvolti e poi "ahah deja vu" "sì oh pazzesco" E BASTA
no non mi sta bene io decreto un bacino
ci mettano il tempo che ci debbono mettere ma ecco. poi "bambi" vabbe io volata per terra dal sesto piano
niente da fare sista ancora una volta hai un modo di raccontare le cose più semplici che mi commuoveva al tempo e mi commuove ora, davvero grazie per questa delicatezza, non so come chiamarla altrimenti, ma sei leggera come lo zucchero a velo <3
mo vado che ho scritto abbastanza strafalcioni ci vediamo all'altopiano blu
ciau
- sista